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Latcho Drom  Siamo in Alto Egitto, una carovana di nomadi proveniente dall’India attraversa il deserto e raggiunge un villaggio di fellhain. Si sente una musica proveniente da una festa locale: un ragazzino appollaiato su un albero suona il suo piccolo rebab, la bambina danza con la grazia di una ballerina e il ragazzo più grande sbircia dalla finestra cosa sta accadendo nel locale. All’interno la festa è in pieno svolgimento: un gruppo di musicisti suona un brano dal ritmo coinvolgente e sul tavolo una donna danza in perfetto stile popolare. Tutti, vecchi e giovani, uomini e donne, persino una madre con in braccio il suo bambino, partecipano con allegria e si muovono in sincronia con la musica.
1_1219372692394L’atmosfera gioiosa coinvolge con i suoi ritmi non solo gli attori del film, del resto chiaramente reclutati tra la gente del luogo, ma anche lo spettatore che, almeno per una volta può osservare la scena con occhi diversi dal solito, con quelli di Tony Gatlif, il regista gitano di origine algerina autore di questo film straordinario: Latcho Drom.
"Latcho Drom" (Buon viaggio) è un’avventura tutta musicale, un viaggio che accompagna una tribù nomade dal Rajasthan all’Andalusia, passando per l’Egitto, la Romania, l’Ungheria e la Francia. Durante questo percorso i nomadi rielaborano ogni tipo di musica e di danza che ascoltano e vedono nei luoghi che attraversano, fungendo contemporaneamente da linfa vitale per trasmettere queste arti. rom map smallPer un’ora e mezza Gatlif mette in scena uno spettacolo d’ineguagliabile bellezza, non un documentario come qualcuno lo ha erroneamente definito, piuttosto un musical antropologico. Non ci sono voci fuori campo, né didascalie, e l’ora e mezzo vola tra nenie dolcissime e riff trascinanti, tra danze sensuali nel deserto del Thar e virtuosismi di chitarre manouches, tra l’Egitto e il Bosforo, tra ballate contro il persecutore Ceausescu e i desolati sobborghi di Malaga e Siviglia.
tony gatlif smallTony Gatlif (al secolo Michel Dahamani) è un regista assolutamente fuori dal comune, non solo per le sue origini: “Zingaro fra gli zingari” come egli stesso ama definirsi, è autore e regista di molti film onorati da premi internazionali e considerati spesso dalla critica come “cult movie”. Le sue storie parlano sempre di emarginati, reietti, immigrati, zingari, gitani, romeni, persone ai margini della società e di cui la società ha paura. E’ un cinema selvaggio, senza regole di stile o di contenuti, che si sviluppa libero come una danza sciamanica, spesso ricco di un’energia musicale che ti coinvolge al pari di “Calle 54” o “Buena Vista Social Club”.
 

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