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Gustave Flaubert    Nell’ottobre del 1849, Gustave Flaubert insieme all’amico Maxime Du Camp, parte per un viaggio in Oriente che lo porterà in Egitto, in Palestina, in Asia Minore, a Costantinopoli, in Grecia e in Italia: un lungo itinerario di oltre due anni, che, per i primi otto mesi, vedrà Flaubert risalire il Nilo fino alla Nubia. Dal soggiorno in Egitto, Flaubert ha tratto un eccezionale reportage di viaggio, un affresco di grande partecipazione emotiva della terra dei faraoni, continuamente in bilico tra un passato irripetibile e un presente di povertà e di miseria.
Da una lettera a L.Bouilhet, del 13 marzo 1850, ho tratto queste poche righe che danno però una rappresentazione estremamente realistica, vivida e a mio parere altrettanto poetica, della vita in quei tempi delle gawazee.
Gerome - Donna del Cairo alla porta (1887)    “… a Qena … eravamo scesi a terra per approvvigionarci, e andavamo tranquillamente pei bazaar, col naso in aria, respirando l’odore di sandalo che circolava intorno a noi, quando capitiamo a un tratto nel quartiere delle gawazee … cinque o sei strade con tuguri alti quattro piedi circa, costruiti con fango grigio secco. Sulle porte, donne in piedi o sedute su stuoie. Le negre avevano vesti celesti, altre gialle, bianche, rosse, ampie vesti che ondeggiano al vento caldo.
  Odore di spezie; e sui petti scoperti lunghe collane di piastre d’oro, in modo che, quando si muovono, tintinnano come carretti. Si avvicinano, chiamano con voci strascicate: «Cawadja, cawadja»; i denti bianchi luccicano sotto le labbra rosse e nere: i loro occhi di stagno girano come ruote in movimento . Sono passato e ripassato per quelle strade, dando denaro a tutte, facendomi chiamare ed attirare; mi prendevano per la vita e volevano trascinarmi nelle loro case…Bene. Ho resistito, apposta, per partito preso, per conservare la malinconia del quadro e fare che restasse impresso più profondamente in me. Sono andato via così, con un gran barbaglio che ho conservato negli occhi. Non c’è niente di più bello di quelle donne che vi chiamavano. Se avessi ceduto, un’altra immagine si sarebbe sovrapposta a quella e ne avrebbe attenuato lo splendore…”.

 

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